L’anno che verrà  sarà  un anno particolare e difficile. Particolare
perchè con le elezioni politiche fissate per il 9 aprile, potrà 
cambiare la classe dirigente al governo del Paese. Il risultato
non solo non è affatto scontato e in ogni caso i meccanismi
elettorali sono tali da non garantire alla coalizione vincente una
maggioranza autonoma ed efficace. Quattro mesi di campagna
elettorale non sarebbero una tragedia se la situazione fosse di
normalità . L’Italia è invece in una fase di profondo disagio
economico e di rischi enormi per la sua tenuta sociale. Non c’è
categoria professionale che non è dovuta scegliere in sciopero per
il contratto di lavoro e ancora oggi gran parte dei lavoratori non
è riuscita ad ottenere rinnovi contrattuali civili.
La deindustrializzazione ha mutato alla radice la struttura
produttiva del Paese mentre i ritardi pluriennali nelle
infrastrutture materiali e immateriali collocano l’Italia nei
gradini più bassi della competitività  mondiale.
L’unico miracolo compiuto dal leader della Casa della Libertà  è
stato quello di rendere possibile la vittoria elettorale del
centrosinistra nonostante che i leader e leaderini dell’Unione non
sono il massimo dell’appeal.
Dopo batoste elettorali sistematiche della coalizione del
centrodestra in tutte le elezioni susseguite alla vittoria del
2001, sono ormai mesi che Berlusconi sta testando i temi da
introdurre nella tenzone elettorale. Nelle infinite esternazioni
del presidente del consiglio sembra prevalere la volontà  di
spostare lo scontro dai temi economici e sociali a quelli
ideologici della lotta al comunismo. Berlusconi ritiene di poter
vincere denunciando i “comunisti” presenti in tutti i gangli della
società  italiana. Paladino della libertà , il proprietario di
Mediaset si presenta come il novello De Gasperi e il reincarnato
Don Sturzo senza che l’onorevole Casini si indigni per
appropriazione indebita di un’eredità  che certo non spetta al
cavaliere. E’ sconsigliabile sottovalutare la scelta
dell’ideologia come terreno di scontro elettorale. Questa
operazione si è già  realizzata negli Usa e G.W.Bush è rimasto
presidente nonostante le tragedie prodotte dalla sua
Amministrazione.
Sono ormai oltre dieci anni che Berlusconi fa politica a tempo
pieno eppure ancora oggi, nonostante i disastri prodotti, una
parte significativa del popolo italiano continua a credere che il
nostro sia un angelo vendicatore che ci salvaguardi dai rischi del
comunismo garantendoci in ogni serata televisiva “veline”,Bruno
Vespa e qualche “intelligente” gioco di società .
Non è affatto vero che le bugie hanno le gambe corte: la storia
politica dell’Italia è materia ostica. Provate a convincere un
leghista che la prima repubblica è stata governata anche dagli
amici del cavaliere e non dai comunisti.
L’anno che verrà  sarà  molto difficile. Le risorse pubbliche sono
in declino anche per le politiche del governo di centrodestra.
Questo dato colpisce in modo radicale la tenuta di tutti i servizi
pubblici. In un rapporto sulla sanità  del CEIS della Facoltà  di
Economia dell’Università  di Tor Vergata, è denunciato il rischio
del collasso della sanità  italiana. Sembrano lontani i tempi in
cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità  definiva il sistema
pubblico della sanità  italiana come ottimo nel rapporto costibenefici.
Senza una politica di profonde innovazioni il rischio è
il crollo del sistema. Le somme previste dalla Legge Finanziaria
per il 2006 hanno un buco che si aggira attorno ai dieci miliardi
di euro. Ciò significa che bisogna tagliare la spesa del dieci
percento in una situazione di già  forte degrado della qualità  dei
servizi sanitari. Certo il degrado non è lo stesso in tutto il
Paese, ma colpisce il dato del Rapporto del CEIS che valuta in
trecentomila famiglie quelle che sono entrate nella fascia di
povertà  a causa delle spese sanitarie.
Come stiamo in Umbria? Come si potrà  far fronte alle minori
risorse?
Negli ultimi diciotto anni, la nostra regione ha investito
massicciamente nelle strutture sanitarie, nuovi ospedali, nuove
tecnologie sanitarie. Ciò ha consentito uno standard assistenziale
apprezzabile con punte di eccellenza.
Non ci sono studi recenti al riguardo, ma l’impressione è quella
dell’emergere anche in Umbria di sacche di disagio e di difficoltà 
nel rapporto tra malato e assistenza pubblica. Anche scremando le
denunce dei giornali locali, qualche problema nelle liste d’attesa
sembra esserci e se è positiva, dal punto di vista istituzionale,
l’accordo della giunta regionale con l’Università  di Perugia,
rimane da risolvere l’emergenza dovuta ai tagli previsti. Per
l’Umbria sembra trattarsi di minori introiti per centoventi
milioni di euro. Un colpo durissimo che potrebbe portare anche
l’Umbria al collasso paventato dagli ricercatori romani. Come si
reagisce? Veleggiare a vista sembra sconsigliabile.
L’autocompiacimento è un lusso che non ci si può permettere.
E’ richiesta una forte determinazione nella progettazione di una
nuova fase della sanità  umbra. Non sarà  semplice. In una
situazione in cui i partiti sembrano più attenti a mettere insieme
le energie per una lotta all’ultimo voto e all’ultimo posto da
conquistare, parlare di nuova progettualità  sembra una fantasia,
quasi un sogno.
Siamo però ottimisti.
I riformisti sono già  al potere dalle nostre parti e siamo certi
che in questa circostanza, non ci deluderanno. Al di là 
dell’affilar le armi per lo scontro sui nomi dei nuovi direttori
delle ASL, i riformisti sapranno indicare la strada della
salvaguardia della sanità  pubblica. Buon anno.
Corriere dell’Umbria 31 dicembre 2005

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