Perpetuando il vizio della negazione dell’evidenza, movimenti e partiti dichiarano di aver avuto un successo nelle elezioni amministrative del 10 giugno. Solo Grillo riconosce che 5 Stelle non ha avuto un buon risultato. Per recuperare ha pensato bene di inseguire la Lega di Salvini nella caccia ai Rom e in genere agli immigrati. La sindaca Raggi dichiara Roma off limits per i gitani e per i mendicanti che operano attorno alle stazioni del metrò. Prioritaria, per la Sua amministrazione, è la questione dei campi Rom. Il nuovo che avanza è indifferente al disastro di immagine di una capitale incapace di risolvere problemi vitali per i cittadini come i rifiuti o lo stato delle sue strade,  della fuga di tanti centri di produzione verso Milano, del degrado sociale ed economico della più bella capitale d’Europa. Bazzecole. Sono i poveracci che necessitano di più controlli. Chi ha votato 5Stelle con la speranza di aver finalmente una amministrazione efficace e adeguata alle bisogna deve prendere atto che il nuovo somiglia molto al vecchio e l’incompetenza non è risolvibile con le chiacchiere di un comico. Enfatizzare la democrazia diretta del web non è sufficiente a ottenere consenso elettorale. Scegliere un candidato sindaco con cento “mi piace” non sembra essere cosa saggia anche se sembra molto cool, come direbbero  gli inglesi. Perplessità sulle verità di internet sono giustamente diffuse. Forse bisognerà affrontare le noiosissime riunioni in cui il popolo discute e sceglie i candidati. Molto retrò ma che ha dimostrato efficacia per molti anni. La sindaca Raggi può legitimamente continuare a accusare le vecchie amministrazioni (pessime) di centrodestra e di centrosinistra, ma ad un certo punto dovrà iniziare a risolvere qualche problema.
Con frettolosità i partiti hanno dichiarato la propria soddisfazione per i risultati e tutti hanno considerato irrilevante il crollo dei votanti. Negli ultimi venti anni si è passati da una partecipazione al voto amministrativo di oltre l’80 per cento al 60 percento. Certo si può dire che la disaffezione al voto è diffusa in Europa. Macron, il nuovo enfant prodige tanto amato anche in Italia, ha vinto le presidenziali alla grande e ha ottenuto alle politiche il 32 per cento ma alle politiche i votanti sono stati pochi. Un francese su due ha scelto l’astensione quindi Macron ha vinto con il 16 per cento degli aventi diritto al voto. Molti intellettuali di ogni colore ritengono che le forme democratiche più diverse siano ormai tutte in crisi. Le ragioni sono molteplici e riconducono tutte alla crisi della politica e delle forme della struttura pubblica. Dove nasce la incapacità della politica nell’affrontare i problemi posti dalla globalizzazione? La crisi della politica viene dichiarata a tutte le latitudini e il ceto politico continua a cercare scorciatoie che si scontrano almeno in Italia con l’interesse per la sopravvivenza di simil partiti e con interesse dei singoli per la propria sopravvivenza. Non c’è sistema elettorale perfetto. La sciocchezza del pifferaio di Toscana che prevedeva una legge elettorale che garantiva un vincitore la sera dello spoglio elettorale, era appunto una stupidaggine. Il sistema maggioritario più estremo, quello della Gran Bretagna, può produrre  a due settimane dal voto un governicchio della signora May destinato a vita grama come la neve d’agosto. Ballerà una sola estate la leader dei conservatori inglesi. Politicamente ha vinto l’arcaico Corbyn nonostante tutte le previsioni degli opinion maker e ha vinto con una piattaforma elettorale chiaramente di sinistra che mette in soffitta il blairismo conquistando la maggioranza del voto giovanile. Occasione di riflessione anche per il PD? Non se ne parla, Lui ha dichiarato che è stato un peccato. Se al posto di Corbyn ci fosse stato un blairiano i laburisti avrebbero vinto. Non c’è limite al ridicolo.