A cosa serve la richiesta delle opposizioni a Berlusconi di fare un passo indietro e dimettersi? A nulla. Il cavaliere è convinto di essere l’unico che può salvare l’Italia dal disastro che si è prodotto nel mondo occidentale. Chi ha prodotto il disastro? Non certo il governo di Bossi e Berlusconi che anzi è riuscito a galleggiare nella crisi meglio di altri. Le agenzie di rating abbassano le valutazioni sull’affidabilità  dell’Italia a causa della debolezza del governo? Colpa dei giornalisti comunisti e della sinistra anti italiana. Le piazze italiane sono stracolme di giovani e meno giovani che richiedono cose diverse da quelle che impongono Tremonti e gli altri brillanti ministri berluscones? Sono i soliti comunisti invidiosi del buon lavoro fatto. Tutte, tutte le associazioni sociali chiedono un altro guida meno disastrosa? Non hanno capito che il governo del Capo sta facendo benissimo e che presto un piano per lo sviluppo sarà  pronto e capace di assicurare un nuovo rinascimento all’Italia. La generosità  dell’uomo è cosa nota. Possiamo stare tranquilli: Berlusconi intende farsi carico del fardello e della fatica di governarci per tanti anni ancora. Per intanto se ne va in Russia a festeggiare il suo amico di sempre. Visto che non c’è altro leader mondiale che ha desiderio d’incontrarlo, il cavaliere abbraccerà  in una dacia (la stessa di Stalin) Putin e il suo entourage. Oltre alla gioia di partecipare ad una festa di compleanno particolare, il Capo proverà  un certo disappunto. Putin si sta assicurando, essendo un vero democratico, di rimanere al potere fino al 2024.
Sarà  lo Zar di Russia più longevo. Il nostro può sperare soltanto che i suoi dipendenti parlamentari non facciano scherzi fino alla primavera del 2013. E non è detto che questo scenario si realizzi.
Osservatori di ogni colore politico e di ogni latitudine considerano che uno dei problemi italiani sia la pochezza del governo delle destre. Ormai l’accoppiata Bossi-Berlusconi somiglia sempre più ad una gag di Gianni e Pinotto o di Olio e Stanlio. Purtroppo non fanno nemmeno ridere. Desolazione è la definizione più consona.
In Francia, in Germania, negli Usa i governi e parlamenti sono impegnati a trovare le strade per impedire una recessione mondiale. La nostra assemblea parlamentare e il nostro governo sono bloccati per legiferare sulle intercettazioni e su i vincoli da porre alla libertà  di stampa. Anche qui Berlusconi invidierà  Putin. In Russia se un giornalista critica un potente rischia l’arresto e a volte, troppo spesso, la morte. In Italia per adesso i giornalisti vengono semplicemente insultati se non si comportano come Minzolini o Emilio Fede. Al massimo si opera perchè tutte le esperienze editoriali fuori dal mercato chiudano per i mancati finanziamenti della legge per l’editoria. Così spariranno dalle edicole giornali come il Manifesto, l’Avvenire oltre che tutte le testate della stampa minore. Nel complesso oltre quattrocentomila copie giornaliere in meno nelle edicole. E in un Paese che legge poco come il nostro non è cosa da trascurare.
Quando in un Paese si colpisce la libertà  di informazione si incide profondamente sulla qualità  della democrazia e questa avrà  un pessimo destino se le forze della società  civile e della politica non intervengono per invertire la tendenza. Non è cosa facile. Sembra che la tendenza alla disgregazione riguardi tutti. Che il più grande gruppo industriale privato esca dalla Confindustria non è problema che riguarda soltanto la Marcegaglia. La Fiat ha fatto, nel bene e nel male, la storia dell’Italia. Che in una situazione così fragile per il Paese il suo gruppo dirigente decida di abbandonare l’organizzazione di appartenenza è cosa gravissima che avrà  un’incidenza decisiva nella presenza Fiat in Italia. Soltanto Sacconi e i suoi sodali di governo non lo capiscono. Sostenere che Marchionne ha voluto fare un favore a Berlusconi rompendo con Confindustria è opinabile. Che lo spostamento di un anno della cassa integrazione a Mirafiori comporterà  un onere a carico della collettività  è invece una certezza. Paghiamo tutti i ritardi dell’uomo venuto dal Canada.
In tutto questo ciò che appare evidente è l’incapacità  delle opposizioni di organizzare una strategia che vada aldilà  della richiesta di dimissioni del governo.
Di fronte ad un Parlamento trasformato in luogo di compravendita di voti, per ridare dignità  alla politica ci sarebbe bisogno di un salto di qualità  nell’azione di tutti coloro che al di là  della collocazione e dei propri immediati interessi hanno a cuore la democrazia italiana.
Non si può affidare soltanto alla determinazione e al prestigio di Napolitano la tenuta della Repubblica. Grande è la responsabilità  del PD. Cercare di andare oltre le proprie beghe interne per costruire un’alternativa credibile al berlusconismo non è semplice ma è improrogabile.

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