La campagna elettorale ha avuto inizio. L’apertura è avvenuta a Cernobbio in occasione del consueto incontro dei potenti d’Italia. Un sondaggio tra industriali, banchieri, opinion maker e quanto di altro, conferma che il prossimo governo dovrà  essere presieduto da Mario Monti pena la rivolta dei mercati. L’house organ del governo dei tecnici, il giornale di Eugenio Scalfari, elenca quanti sponsor ha già  incassato l’attuale capo del governo. Si va da Obama per passare alla Merkel e Barroso per non dire del Fondo Monetario Internazionale e, ovviamente, della burocrazia europea. Lo slogan? Non si può fare a meno di Monti, i mercati ci punirebbero. Siamo in una fase in cui sembrerebbe che i governi non siano frutto di un libero voto dei cittadini ma espressione di poteri finanziari misteriosi e/o di poteri politici esterni al nostro Paese. Non ci si può scandalizzare. L’avventura del governo delle destre, guidato dal Cavaliere di Arcore, aveva portato l’Italia vicino al disastro non solo e non tanto economico ma d’immagine complessiva. Mario Monti ha avuto la capacità  di ridare credibilità  internazionale a un Paese che ha fondamentali economici ancora forti ma una classe dirigente scadente. E non ci si riferisce alla sola classe politica. Certo il governo Monti ha applicato le ricette “liberiste” di tutti i governi europei e il suo programma di equità , rigore e sviluppo, allo stato dell’arte si è fermato al rigore nei conti a discapito delle condizioni di vita di milioni di cittadini. Purtroppo per l’equità  e per un nuovo sviluppo bisognerà  attendere che i mille annunci dei loquaci ministri divengano realtà . Ma il terrore di massa che le elezioni prossime venture ripropongano le stesse intelligenze che hanno portato l’economia allo stato che conosciamo, legittima la spinta ad avere un governo Monti-bis. Quelli che ci ostiniamo a chiamare partiti non sembrano in grado di rispondere all’indignazione popolare per la pessima politica di questi anni. Napolitano ha ragione quando afferma che non c’è democrazia senza partiti ma che i partiti devono rifondarsi pena la decadenza della democrazia. Quelli del centrodestra sono in attesa del Messia. Scende di nuovo in campo l’unto del signore? L’attesa sta diventando snervante e nel frattempo prevale la lotta tra colombe e falchi. Parlamento bloccato sulla legge anticorruzione e sulla riforma del sistema elettorale. Gli allibratori di Londra danno la conferma del “porcellum” per le prossime elezioni come l’ipotesi più attendibile. In realtà  la crisi del centrodestra si ripercuote sul funzionamento della democrazia parlamentare. Che hanno in testa gli amici del centro-sinistra? Un vecchio compagno di stagioni diverse mi ha chiesto, un poco affranto, com’è stato possibile che la sinistra sia passata dalle dispute tra Togliatti e Nenni o a quelle tra Ingrao e Amendola, all’aspra contesa tra Bersani e Renzi? Imbarazzato, ho cercato di consolare l’interlocutore ricordando che il processo d’impoverimento della sinistra ha riguardato gran parte del mondo occidentale principalmente per una ragione: i gruppi dirigenti dei partiti di sinistra sono stati tutti fagocitati dal pensiero, dall’ideologia liberista. Il crollo del blocco sovietico ha trascinato con sè anche le grandi socialdemocrazie. La terza via di Tony Blair e di Clinton si è rivelata una strada angusta che introitando l’ideologia della destra economica ha annichilito ogni idea di rinnovamento della sinistra. Con la scomparsa dei partiti di massa e con la conseguente personalizzazione della politica, sono scomparsi anche tutti quegli strumenti di ricerca e di studio che consentivano ai gruppi dirigenti di costruire piattaforme politiche frutto di un’autonoma elaborazione. Invece dello studio, adesso sembrano prevalere il marketing e gli spin doctor. In base a quale complesso d’idee e valori un cittadino sceglierà  il candidato premier del centrosinistra? Non è dato sapere. La forza di Renzi risiede nella giusta esigenza di rinnovamento dei gruppi dirigenti. Non è poco, ma non è sufficiente. L’età  anagrafica è un dato importante ma non esaustivo delle problematiche che tormentano il PD. Il rinnovamento del centrosinistra comporta anche, principalmente direi, quello delle idee e dei valori con cui si chiede il consenso ai cittadini. Se come sembra, il sindaco di Firenze ha in testa la stessa ideologia di Monti mi sembrerebbe logico e giusto per il Paese che Renzi si battesse perchè il professore rimanga dove sta. E’ certo che i rapporti internazionali di Monti siano più consolidati di quelli che ha al momento il competitor di Bersani e, nonostante l’età , anche Monti ha un suo appeal. I mercati poi non capirebbero, direbbe Casini. Com’è ovvio in vista delle elezioni sono cominciate a circolare voci sulle candidature. Chiacchiere da bar, speriamo. Se non lo fossero ci sarebbe da preoccuparsi. Il votare turandosi il naso è una categoria della politica sempre più in disuso. Renzi o non Renzi pensare di riprodurre, anche nelle prossime elezioni, candidature che hanno soltanto il senso del proseguire carriere già  infinite, non potrà  che allargare l’area del non voto. Anche queste saranno chiacchiere da bar, ma senza un profondo rinnovo dei candidati, molti si sentiranno legittimati a disertare la cabina elettorale. Sarebbe una tragedia? Sì, ma la responsabilità  ricadrebbe interamente sul ceto politico in campo.
Corriere dell’Umbria 9 settembre 2012

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