Sciolte le Camere, campagna elettorale iniziata. Lo sapete quanti candidati a premier ci saranno nella scheda elettorale? Una decina. Saranno candidati di destra, di centro e di sinistra.
Ci avevano assicurato che la scelta di Veltroni e di Berlusconi di correre da soli avrebbe reso più facile ai cittadini la scelta al momento del voto. Non sembrerebbe così se invece di dover dare la preferenza a Prodi o a Berlusconi dovremo scegliere tra: Berlusconi, Bertinotti, Bonino, Boselli, Casini, Ferrara, Ferrando, Mastella, Santanchè, Tabacci e Veltroni.
E’ questo l’effetto prodotto dalla decisione di Berlusconi di avere nella scheda oltre il simbolo del novello Partito delle libertà , soltanto il simbolo della Lega di Bossi. In nome dell’identità  da non smarrire, la destra di Storace e il centro di Casini correranno da soli con il loro simbolo e proprio candidato a capo del futuro governo.
Mastella, insoddisfatto dalle offerte del Cavaliere di seggi sicuri alla Camera e al Senato, ha scelto la libertà . L’aver provocato la crisi del governo Prodi non può valere soltanto tre deputati e un senatore. Non è dignitoso e alla dignità  Lui ci tiene molto. L’Udeur gareggerà  con il proprio simbolo.
Il Partito Democratico ha accettato l’accordo con Di Pietro e negato al PSI e ai radicali lo stesso trattamento. I socialisti di Boselli e i radicali della Bonino si dovranno arrangiare da soli. La scelta dell’alleanza con Di Pietro è comprensibile soltanto per ragioni elettorali o è anche la conferma dello spostamento al centro del PD? Difficile stabilirlo e non è neanche decisivo saperlo.
Se il PD sarà  un partito di centro o di centrosinistra lo stabiliranno le scelte politiche concrete e nessuno è legittimato ad affibbiare etichette. Resta il fatto che non aver cercato un rapporto con socialisti e radicali non è piaciuto a molti intellettuali legati al progetto riformista veltroniano. Molti non apprezzano la ghettizzazione di formazioni politiche che hanno come caratteristica essenziale una visione laica dello Stato. Non voler disturbare la passione religiosa della senatrice Binetti non è sempre cosa gradita a chi ritiene che l’ingerenza della gerarchia vaticana degli ultimi tempi richiederebbe una ferma difesa della laicità  nell’agire politico.
Il divorzio tra PD e sinistra è stato consensuale ed inevitabile considerando la diversità  di strategie sulle questioni internazionali e sulle priorità  del Paese. L’esperienza di oltre quindici anni di alleanza tra riformisti e sinistra alternativa deve essere studiata con attenzione e sarebbe sciocco liquidarla come un semplice fallimento. Non va dimenticato che il governo Prodi è stato messo in crisi dagli estremisti moderati alla Dini e alla Mastella e non da Giordano o Diliberto. Non va sottovalutato il fatto che ancora oggi in gran parte della struttura di governo decentrato questa alleanza è in piedi e come sembra, anche per le prossime elezioni amministrative in città  importanti (Roma ad esempio) quello che è impossibile per il governo centrale sarà  la norma per le amministrazioni locali. Sarebbe grave se il PD si accodasse a Berlusconi nella campagna contro il voto ai “piccoli” partiti.
Il cavaliere ripete ossessivamente che gli unici voti che contano sono quelli per il Partito delle Libertà  e per il Partito Democratico. E’ noto che Berlusconi ha una visione particolare della democrazia. Il suo movimento politico è di carattere personale e Lui adora i plebisciti e i bagni di folla plaudente. Gli amanti dei plebisciti sopportano malamente il pluralismo delle idee e dei valori. E’ accertato dalla storia delle democrazie che senza un’articolazione della rappresentanza la democrazia si trasforma, si rafforzano le oligarchie politiche e di censo, il popolo si allontana dalla politica, aumenta qualunquismo e astensionismo.
Cadere nel gioco del voto utile per Veltroni significherebbe alimentare la tesi che lo sbocco alla crisi del sistema politico italiano dovrà  portare ad un “governissimo” composto da veltroniani e berluscones. Va bene non demonizzare l’avversario, ma essere alla radice contrari al berlusconismo è esigenza primaria anche per Veltroni. I toni pacati sono apprezzati molto di più se nell’usarli non si fugge dalla realtà . E la realtà  è quella che l’Italia è un Paese malato di ingiustizie sociali ma anche di una consuetudine alle illegittimità  nei comportamenti delle classi dirigenti. Walter Veltroni ama molto l’America e sa benissimo che in quel Paese non sarebbe possibile che un leader politico metta insieme gli interessi personali e quelli pubblici. La questione del conflitto d’interessi non riguarda soltanto Berlusconi. Per questo deve essere una delle priorità  del nuovo governo. E’ possibile fare un governo con Berlusconi che affronti questa problematica?
Meglio fugare con rapidità  questo scenario.
Il centrodestra era convinto, fino a pochi giorni fa, di poter stravincere le elezioni. Adesso sembrano più prudenti. E si capisce perchè. Il cavaliere rimane uomo brillante ma mostra qualche affanno. Nelle performance televisive Veltroni appare più convinto e più convincente. Berlusconi ripete lo stesso personaggio della discesa in campo del 1994.
Forse si ripeterà  la storia del dibattito televisivo tra Richard Nixon e J.F.Kennedy del 1960. Gli studiosi affermarono che la vittoria di Kennedy alle elezioni fu decisa dal diverso impatto nell’opinione pubblica del giovane affascinante cattolico che, al di là  della visione del Paese che prospettava, appariva il nuovo rispetto ad uno stanco e affaticato Nixon. In tempi in cui l’immagine ha un ruolo così rilevante nella politica, è possibile che anche un grande comunicatore come Berlusconi possa essere sconfitto da uno che sembra “bucare lo schermo” meglio di Lui.

Share This

Condividi

Condividi questo articolo con i tuoi amici.