Notizie dal mondo. Al momento in cui scrivo in oltre 680 città  del Nord e del Sud del globo, si svolgono o si stanno organizzando manifestazioni che hanno come filo rosso quello dell’indignazione per come le classi dirigenti politiche ed economiche gestiscono la violenta crisi derivata dalle politiche liberiste dei governi. Non sono solo i giovani che protestano. L’impoverimento del ceto medio negli Stati Uniti, come in Italia, sta portando nelle piazze donne e uomini che sono già  stati espulsi dal lavoro o che hanno un’occupazione precaria e insufficiente a garantire un qualsiasi futuro dignitoso per loro o per i propri figli.
E’ un movimento molto vasto che alcuni paragonano a quello degli anni 60. Quello che segnò una lunga stagione politica modificando stili di vita, abitudini, culture e senso comune. Difficile capire se quello degli indignados sarà  in grado di modificare la tendenza all’impoverimento di strati sempre più vasti della popolazione. Quello che è certo è che esso si svolge al di fuori della politica dei Palazzi e che non si riconosce in nessuna forza politica in campo. Lo scarto tra ciò che succede nei centri di potere e ciò che i popoli vogliono si va allargando in maniera angosciante.
E’ la stessa democrazia che entra in fibrillazione quando le classi al potere perdono completamente il rapporto con i cittadini, con gli elettori. Che ha a che fare con il comune sentire il fatto che anche il cinquantunesimo voto di fiducia ha confermato che il governo Berlusconi ha ancora una maggioranza di 316 parlamentari? Nulla. Per darsi una spiegazione della tenuta dei berluscones è il caso di domandarsi quanti degli attuali nominati in Parlamento hanno una qualche speranza di tornare a Montecitorio o a Palazzo Madama in caso di elezioni anticipate. Per molti, non per tutti, l’essere stati nominati dalle oligarchie di partito e dal Capo in persona ha significato poter continuare a svolgere la propria attività  di libero professionista avendo assicurato un lauto compenso soltanto con pochi giorni di permanenza, pagata, a Roma.
Il curriculum politico di molti, non di tutti, è pressochè inesistente e il nostro non è un Paese di eroici combattenti per la libertà  di pensiero. Pretendere che i “nominati” rinuncino ai benefit in nome dell’interesse nazionale è pretendere troppo. Non è mica responsabilità  loro se la compagine di governo è così sbrindellata da far sembrare l’Armata di Brancaleone un esercito napoleonico. E poi si può sempre far conto sulla generosità  del Capo. E non è cosa da poco sperare in un qualche incarico aggiuntivo per sè o per un proprio famigliare. L’ultimo atto di generosità  del Cavaliere, naturalmente pagato con soldi pubblici, è consistito nella nomina di altri quattro membri del governo. Ne sentivamo la mancanza. In questo caso, la nostra amata Umbria è stata premiata. Siamo a posto: abbiamo anche noi un santo in paradiso. Uno dei Vice Ministro nominati l’altro ieri dal governo, vive nell’Alta Valle del Tevere. Si occuperà , credo, di commercio estero. Il Made in Umbria avrà  lo sponsor, dove si decide. Il governo sarà  ancora più granitico e competente dopo l’innesto umbro. La smetteranno gli amministratori locali di lamentarsi dei tagli del governo centrale adesso che abbiamo la nostra Vice Ministro? Probabilmente No. L’Umbria risente fortemente del blocco di tutti gli investimenti pubblici e dei tagli nei trasferimenti centrali.
I vincoli del patto di stabilità  hanno portato a una situazione molto difficile. Senza il volano della domanda pubblica molte imprese rischiano il collasso. Strette tra i ritardi nei pagamenti della struttura pubblica e il restringimento del credito, molte attività  rischiano la chiusura o il ridimensionamento delle attività .
Si affannano in Europa a chiedere all’Italia una politica di sviluppo. Si dispera il Governatore Draghi nel ricordare l’esigenza di trovare la strada per dare lavoro ai giovani. Inutilmente. I provvedimenti per lo sviluppo annunciati tre settimane or sono da Berlusconi e Tremonti rimangono misteriosi. L’esecutivo è impegnatissimo a trovare la strada per bloccare i processi del Capo, ma non sembra particolarmente preoccupato per la disastrosa immagine che il Bel Paese ha all’estero.
All’estero sono strani. L’altro ieri il Ministro della Difesa del governo inglese, Liam Fox, ha dato le dimissioni. Perchè? E’ stato accertato che in alcuni viaggi il ministro era accompagnato da un suo amico imprenditore. Le spese del viaggio le pagava da solo l’amico, ma il fatto stesso che viaggiavano insieme durante una visita ufficiale è stato sufficiente per le dimissioni del ministro. Ricorda qualcuno il video del signor Lavitola che scende dall’aereo presidenziale subito dopo il Capo? Mister Fox era accompagnato da un imprenditore e non da un futuro latitante. Quisquiglie. Gente strana gli inglesi. Noi invece siamo un grande Paese e per fortuna rifuggiamo da ogni moralismo. E poi siamo guidati da gente che sa il fatto suo.
Infatti, il governo Bossi-Berlusconi-Scilipoti va per la sua strada: evitare le elezioni, galleggiare fin che si può mentre l’Italia affonda. Tanto la colpa del disastro è dei giornali e dei comunisti mica della pochezza dei governanti. La forza di questa linea? Campagne acquisti a parte, anche la debolezza dell’opposizione ha una sua importanza nel mantenere a galla gli incompetenti al governo. Non so a chi è venuta in mente la linea di far mancare il numero legale nell’ultima fiducia chiesta dal governo. Poteva essere una buona idea? Non sono un esperto delle tattiche parlamentari. A guardare il risultato sembrerebbe che non sia stata una grande pensata.

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