Le lunghe vacanze estive non hanno portato serenità  alla vita
politica regionale. Gli esponenti del centrodestra perugino
hanno occupato la sala del consiglio comunale di Palazzo dei
Priori ricevendo la solidarietà  di leader regionali e nazionali.
Il sempre presente Avvocato Taormina, in visita nella nostra
città , ha annunciato dossier e documenti a sostegno dell’attacco
alle amministrazioni “rosse”. Occupare una sede istituzionale non
è cosa da poco, ma non deve menare scandalo. Anche se è una forma
estrema di lotta politica, se è utile ad accelerare chiarimenti su
problemi importanti, anche l’occupazione di una sala rientra
nella dialettica democratica come il “filibustering” anglosassone
o lo sciopero della fame alla Pannella.
Qualche perplessità  insorge quando si vuol trasformare la sede del
consiglio comunale in una sorta di cappella con crocifissi e preti
che cantano messa. Il senatore Asciutti ha ragione da vendere
esprimendo contrarietà  alla proposta di ricercare un officiante.
La laicità  delle istituzioni riguarda anche i cattolici. Gli
occupanti che si sentono di dover santificare la domenica
potrebbero chiedere dispensa alle autorità  ecclesiastiche che,
nella loro saggezza, certamente la concederanno. Resta il problema
del buco di bilancio del Comune di Perugia. Il centrodestra
evidentemente ne sta facendo un caso nazionale per dimostrare la
cattiva amministrazione del centrosinistra umbro.
Sta a tutta l’Unione dimostrare con i fatti e con i numeri che
invece la gente umbra è ben amministrata. Lasciare solo Locchi con
la speranza di un rapido avanzamento di carriera non sembrerebbe
cosa saggia. Non difesa aprioristica e settaria del lavoro fatto,
ma intelligente dimostrazione che la realtà  è diversa da quella
descritta dall’opposizione.
Invece il centrosinistra è in altro affaccendato. Si occupa dei
futuri contenitori partitici. La maggioranza diessina lavora,
assieme ad una parte della Margherita, per costruire il mitico
partito democratico. La sinistra per riaggregare le forze atte a
costruire un partito della sinistra unita: obbiettivo che sembra
comune a PRC e PDCI, ma con progetti che appaiono divaricanti.
Vinti lavora al partito della sinistra europea, Carpinelli lavora
alla federazione dei raggruppamenti della sinistra.
Non si potrebbe fare uno sforzino in più per evitare una diatriba
che non fa affatto bene al popolo della sinistra?
Non si tratta di una discussione serena e l’impressione forte è
che si tratti di una disputa tra leader senza esercito e senza
idee progettuali. Non è definibile una campagna acquisti. E’
legittimo che qualcuno passi dal partito di Vinti a quello di
Carpinelli e viceversa, la precarietà  della situazione è tale da
legittimare cambi di affiliazione. Ciò che manca in tutti è
l’individuazione di idee e valori forti cui piegare l’interesse
personale della propria leadership.
Quando una persona che si presenta mite come il segretario Bracco,
annuncia provvedimenti disciplinari per i tre consiglieri comunali
rei di voler consultare altri consiglieri su problemi specifici,
un brivido è legittimo. Chi ha conosciuto i fasti della
commissione centrale di controllo intende quello che voglio dire.
Affrontare problemi politici con metodi burocratici era sbagliato
nel passato figuriamoci oggi. Ma ciò che principalmente preoccupa
è l’evidente mancanza di consapevolezza della condizione del
maggior partito della sinistra umbra. Con grande rispetto,
figuriamoci, consiglierei qualche indagine della realtà  materiale
del partito diessino. I cattivi lo definiscono una struttura che
funziona esclusivamente per le campagne elettorale dove le diverse
lobbies si contendono posti e preferenze. Nei punti di eccellenza
ciò che resta del partito riesce ad organizzare qualche dibattito
alle feste dell’Unità  con leader nazionali sempre più atteggiati a
prime donne (o uomini) che non hanno alcun rapporto con il
territorio.
Non si tratta di rifondare o fondare un partito. Ciò che è in
crisi è la politica nel suo rapporto con i problemi e con gli
interessi della gente. E’ da questo dato che la sinistra, l’Unione
o il partito democratico, fate voi, dovrebbero ripartire per
governare il Paese.
Valentino Parlato sul Manifesto di venerdì ha scritto un articolo
importante titolato: “Politica dei tagli o tagli alla politica”.
Scrive Parlato: “Una volta si diceva che l’uomo politico è colui
che si sacrifica per il benessere dei cittadini. Uomo politico era
quello che rinunciava ai guadagni che avrebbe potuto ricavare
dalle professioni o dal lavoro per servire il Paese. Per questo
accorrevamo ai suoi comizi e lo ascoltavamo con rispetto. Oggi il
rischio forte è che noi lo consideriamo un abile arrivista, uno
che è riuscito a procurarsi un ottimo stipendio e un mucchio di
privilegi. Qualcuno, ne sono sicuro, mi accuserà  di qualunquismo:
lo nego perchè ancora nonostante tutto, ho altissima
considerazione dell’attività  politica. Ma mi viene da replicare
che sono questi privilegi a produrre qualunquismo, astensionismo,
distacco dalla politica. Chi semina vento, raccoglie tempesta”.
Fine della citazione. Che dire al riguardo? Anche in Umbria c’è un
problema dell’eccessivo costo della politica? Credo di sì e da una
regione generalmente sobria e “francescana” ci si aspetterebbe che
le classi dirigenti politiche riscoprissero questi valori.
Ciò che preoccupa di più è il rapporto inesistente tra l’agire
politico e le generazioni più giovani. Quanti dirigenti politici
sotto i trenta anni si conoscono? Pochi. Non sarà  che l’appeal
della politica di questi anni non sia stato un gran che?
Corriere dell’Umbria 24 settembre 2006

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