Primo messaggio post elettorale di Barack Obama: la situazione del Paese è tale da richiedere più sacrifici, ma non per tutta la popolazione, piuttosto dovranno essere i più ricchi a sostenerli. Chi come me guadagna più di 250mila dollari l’anno, deve pagare di più, ha detto nel suo discorso il presidente statunitense. La questione di chi dovrà  pagare la crisi è il primo punto dell’agenda dell’amministrazione americana. Gli italiani, in genere, apprezzano molto ciò che proviene dagli Usa. Chissà  se anche i tecnici al governo riserveranno qualche attenzione alla linea di equità  indicata dal presidente Obama. A oggi ciò che risulta evidente è una linea che tende a restringere in tutti i comparti la spesa pubblica, abbassando alla grande la qualità  dei servizi al cittadino. Sanità , trasporti pubblici, scuola, trasferimenti alle autonomie locali, sono le vittime sacrificali per raggiungere il pareggio di bilancio. La lotta agli sprechi è ovviamente ineluttabile se si vogliono trovare le risorse per una nuova fase di sviluppo e nello stesso tempo innovare una struttura burocratica spesso inefficace e anchilosata. Riconsiderare i livelli di governo è cosa saggia se si vuole facilitare il rapporto dei cittadini con la macchina pubblica e rifondare la politica dei partiti. Tutto ciò andrebbe fatto, però, con qualche intelligenza e non usando l’accetta. Ad esempio, togliere altre risorse al servizio sanitario può comportare un impoverimento irreversibile della sanità  pubblica. E poi che succede? Il mercato ci salverà ? I tecnici al governo dovrebbero sapere che le statistiche dell’organizzazione mondiale della sanità  confermano che la sanità  privata costa enormemente di più di quella pubblica. Costa troppo la sanità  italiana? No, costa meno di quello medio europeo. I conti di quella umbra sono certificati come in ordine. Anche da noi si avverte già  da qualche tempo che i tagli del governo stanno incidendo in modo rilevante sulla qualità  del servizio sanitario della nostra regione. Molti medici di grande qualità  ci hanno lasciato per altri lidi. Negli ospedali le attese e le file crescono e il mercato non sembra salvarci dal declino. Se il democratico Obama intende chiedere un sacrificio ai ricchi perchè in Italia i sacrificati sono soltanto i meno abbienti? Perchè siamo portati a imitare gli aspetti peggiori degli Usa e non le scelte di civiltà  di quella grande nazione? La pressione fiscale nel nostro Paese ha raggiunto livelli preoccupanti, è vero. E’ anche vero che oltre agli evasori vi sono ricchezze appena sfiorate dal fisco che anche il governo Monti sembra voler salvaguardare. Che bello sarebbe sapere ciò che pensano i partiti al riguardo. Invece ci tocca seguire le lotte intestine di quasi tutte le formazioni politiche. Siano esse partiti di plastica o movimenti emergenti o partiti strutturati, non c’è un’area che non sia attraversata da aspre contese personali o di gruppo. Il crollo della prima repubblica è stato, al confronto con il crollo della seconda, un balletto tra educande. La notizia della settimana è stata quella del primo vagito di Alfano, finalmente segretario del PDL e non più soltanto portavoce del Capo. Il partito della libertà  avrà  anch’esso le sue primarie. Non si ha notizia delle norme che regoleranno la tenzone. Certo non mancheranno eccellenti candidati ma molti temono che se il risultato non sarà  apprezzabile, il Capo ne inventerà  una delle sue. Berlusconi ha promesso che, invece del coniglio, estrarrà  dal solito cilindro un dinosauro. Ottimo e abbondante. Nel movimento emergente dei grillini scattano giornalmente le scomuniche contro coloro che si azzardano ad alzare il dito per chiedere la parola. I talk show sono stati lo strumento della banalizzazione della politica e la loro frequentazione ha prodotto diversi mostri. Al riguardo non ho alcun dubbio. Rimane misterioso perchè l’unico autorizzato a fare politica attraverso lo spettacolo debba essere il Capo. La fatwa contro la consigliera comunale di Bologna aderente al Movimento cinque stelle ha del surreale e conferma il dubbio che quella di Grillo sia un’aggregazione politica in cui prevale il monologo di un leader inossidabile nelle sue certezze ma incapace di ascoltare le ragioni degli altri. Se Grillo può essere considerato il Re dei rottamatori, il sindaco di Firenze può ambire a un buon titolo nobiliare nella stessa casata. La sua campagna per le primarie del PD si svolge ormai da settimane negli studi televisivi, in teatri e contenitori pieni di popolo festante. Ogni tanto, succede a tutti, dice cose non esatte. Ad esempio ha accusato il competitor Vendola di essere lui responsabile della caduta del governo Prodi. Basta sfogliare i giornali dell’epoca per sapere che fu il ruggente ministro Mastella (democristiano d’antan) a provocare la fine dell’esperienza Prodi. Approfondendo, Renzi forse ricorderebbe che Mastella fece l’operazione il giorno dopo che Veltroni asserì che il suo PD avrebbe corso da solo nelle prossime elezioni. L’allora segretario era convinto di poter ottenere la maggioranza. Poi il PD non corse da solo, aggregò soltanto Di Pietro. E andò come andò, malissimo. Ben prima il prode Mastella cambiò casacca e Prodi si dimise. Vendola non ebbe responsabilità  alcuna. Interessante apprendere che il PD di Renzi sarebbe un partito del 40 per cento dei voti e per questo anche il sindaco di Firenze annuncia che se vince lui le primarie non farà  nessuna alleanza nè con Casini nè con Vendola e manderà  a casa chi ha perso. Sono affascinanti davvero questi personaggi che non hanno dubbi mai. Il sindaco fan dei democratici americani dovrebbe sapere che anche il rispetto per gli avversari e non raccontare balle è parte della buona politica.
Corriere dell’Umbria 11 novembre 2012

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