Che l’uomo eserciti un forte carisma a destra, al centro e a
sinistra non c’è dubbio. Nel suo discorso al parlamento europeo
Tony Blair ha dato il meglio di sè ed ha fatto breccia nei cuori
dei parlamentari di tutti i gruppi politici, eccetto quello della
sinistra radicale. Non è un euroscettico, ci rassicura il capo dei
newlabour, ma un euro entusiasta. A conferma ha proposto, come
presidente di turno della Europa comunitaria, una netta strategia
di innovazione per l’Europa. Che sostiene Tony Blair?
La crisi della comunità  è tanto profonda da richiedere un radicale
mutamento nelle scelte economiche e sociali fino ad oggi
prevalenti nella Unione. La ricetta sembra semplice: forti
investimenti in innovazione e modernizzazione delle imprese,
privatizzazione dei servizi pubblici, riduzione del welfare,
riconsiderazione dei settori di spesa ad iniziare da quello delle
sovvenzioni all’ agricoltura, ulteriore (non basta mai)
precarizzazione del lavoro. Non si capisce bene come tutto questo
possa far recuperare un rapporto positivo tra i cittadini e le
istituzioni europee, ma è una linea politica netta che vuol
accelerare l’omologazione al modello di società  prevalente nel
mondo anglosassone ritenuta vincente. Tony Blair ha dalla sua la
forza derivante da un terzo mandato a guidare il governo inglese
ed anche una sorta di fede messianica che di questi tempi non
guasta.
Che l’Europa per riprendersi abbia bisogno di una forte scossa
politica dopo una stagione di immiserimento di idee e progetti è
certo. Le classi dirigenti europee non hanno dato grande prova di
saggezza e lungimiranza ed il congelamento della costituzione ne è
la prova più lampante. La crisi non è soltanto di bilancio, la
difficoltà  è dovuta alla inadeguatezza delle proposte per
contrastare i danni della globalizzazione, ma le risposte
liberiste alla Tony Blair sono la ricetta giusta? Non lo sono
certamente per alcuni decisivi settori. Ad esempio non esiste al
mondo un solo paese dove la sanità  privatizzata funzioni e costi
meno della sanità  pubblica. I sistemi previdenziali all’americana
posti in mano privata sono più costosi e rischiosi di quelli
prevalenti in Europa. O no? I trasporti privatizzati in
Inghilterra sono stati una catastrofe tale, anche dal punto di
vista della sicurezza, da obbligare il governo ad interventi
massicci a sostegno. Dove si è affidata ai privati la gestione
delle acque i costi sono esplosi per gli utenti. E così è stato
per ciò che concerne l’energia elettrica, la California insegna.
Detto questo va aggiunto che la sfida di Blair è cosa molto seria
e va discussa senza paraocchi o pregiudizi riformisti o di pura
conservazione settaria. L’occasione obbligatoria in Italia è data
dall’esigenza per il centrosinistra di darsi un programma di
governo convincente. Non si tratta di elencare una serie di
provvedimenti, ma piuttosto di individuare una griglia di valori e
di ideali, costruendo una identità  forte da cui derivare l’azione
di governo. Non basterà  la denuncia dei disastri economici e
sociali del berlusconismo, la squadra di Prodi sarà  credibile
soltanto se sarà  in grado di prospettare soluzioni radicalmente
diverse da quelle imposte dalla destra italiana ed europea. Il
problema non è di semplice soluzione proprio perchè il rapporto
tra politica e bisogni della gente è pessimo. E cattivissimo è lo
stato della democrazia nel nostro paese. Viviamo la stagione del
potere monocratico. Tra elezioni dirette di sindaci e presidenti,
con staff elefantiaci si è affermato l’impero di manager e
direttori generali tutto facenti, lo spazio per la gestione
collegiale della cosa pubblica non esiste più. Che i comitati di
gestione delle Usl fossero espressione dei partiti è fuori di
dubbio e la cosa poteva disturbare. Ma di chi sono espressione i
direttori generali, gestori assoluti della sanità  pubblica. Sono
manager, ci rassicurano e allora? L’inglesismo risolve tutto? Dove
è scritto che una testa sia meglio di un gruppo di teste? Non si
vedono in giro molti giganti del pensiero in nessun campo. E’
tanto vero questo che anche le grandi corporation sono gestite da
consigli di amministrazioni a cui riferiscono gli amministratori
delegati.
Non è tempo di riflettere su una esperienza di gestione della
sanità  pubblica in sofferenza non soltanto per questione di
carenza di risorse, ma anche di democrazia? Per curare la gente
certo non c’è bisogno di assemblee permanenti, ma non bastano
nemmeno i “contabili”, solitari cavalieri senza macchia e senza
paura.
La democrazia di massa è una risorsa salvaguardata dalla
Costituzione Repubblicana. E’ tempo di invertire la tendenza
all’impoverimento del rapporto tra i cittadini e gli strumenti e i
luoghi della democrazia.
Bisognerà  che qualcuno si ponga il problema di come ricostruire un
tessuto democratico dove far transitare idee e proposte. Da questo
punto di vista non bastano le primarie indette dall’Unione. Al di
là  di ogni considerazione rispetto alla riproposta di un metodo di
scelta del candidato a presidente del consiglio, stupisce non poco
la richiesta di Prodi di ingabbiare il centrosinistra in un
accordo di legislatura in cui scompare l’autonomia del Parlamento
e viene negato un principio costituzionale quale quello che
prevede che un eletto non abbia alcun vincolo di mandato.
Non somiglia tutto ciò a quanto previsto dalla pessima riforma
costituzionale voluta da Berlusconi?
La gravità  della situazione richiede scelte sagge in economia, ma
per risolvere i problemi c’è bisogno anche di una fortissima
partecipazione della gente. Salotti televisivi e interviste non
basteranno. Le monocrazie possono far danni ad ogni livello.
Corriere dell’Umbria 26 giugno 2005

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