Tra pochi mesi anche, in Umbria, si andrà  a scegliere i nuovi Sindaci, i
Presidenti delle Province oltre che il “nostro” Parlamentare europeo e
ciò senza che si sia fatto un chiaro bilancio del lavoro svolto in questi
anni dalle Amministrazioni locali e dagli attuali Parlamentari europei.
Non si possono certo chiamare bilanci quelli che, alla fine dell’anno,
sono stati presentati da rappresentanti di Comuni e Province. Troppa
enfasi sui risultati raggiunti, poca la consapevolezza dei problemi
aperti nella nostra regione.
Quel tipo di bilancio è percepibile positivamente soltanto dagli addetti
ai lavori e da pochi intimi. La stragrande parte della cittadinanza è
sempre più portata, anche da noi, ad un distacco dalle cose della
politica sempre più marcato.
L’impressione è che questo distacco è così forte che tra un po’ di tempo
si potrà  essere tutti contenti. L’America è più vicina, pochi anche in
Italia come negli USA, andranno a votare! Diventeremo un Paese
“normale”.
Saremo finalmente moderni con gran soddisfazione di quelli che ritengono
la partecipazione al voto come un dato d’arretratezza e non di civiltà .
D’altra parte, bisogna riconoscerlo, le cose della politica non
entusiasmano più anche per motivi che trascendono le attuali classi
dirigenti dell’Umbria. Nessuno è riuscito a sostituire la partecipazione
democratica organizzata dai Partiti con strumenti partecipativi che
n’occupassero il posto. Pochi hanno tentato d’inventarsi qualcosa.
Siamo ancora ad una transizione in cui diversi tipi di oligarchie
“interpretano” le attese delle masse.
Naturalmente può succedere che le oligarchie illuminate facciano scelte
d’uomini e donne sbagliate. Succede e non c’è niente di strano.
Strano sarebbe se non si fosse imparata la lezione. Non si tratta di
chiedere autocritiche n’è il caso di affermare che è finita la stagione
dei professori. In ogni professione ci sono persone adatte ad
amministrare (difficile farlo bene) e quelle che sono preferibili avere
come professionisti del “particolare”.
Bisognerà  individuare un metodo che consenta delle scelte più legate ad
oggettività  e trasparenza: le indicazioni di candidature devono avere un
qualche senso anche di là  dagli equilibri interni al ceto
politico/amministrativo esistente. Anche per gli elettori è un diritto
avere candidati a Sindaco persone che abbiano già  dimostrato una qualche
affidabilità  amministrativa.
Mi sembra apprezzabile, quindi, il fatto che i rappresentanti dell’Ulivo
in Umbria, siano orientati a proporre il metodo delle “primarie” per la
scelta delle candidature. Si sa che il sottoscritto non ha consonanza con
schieramenti come quello dell’Ulivo, ma piuttosto in quelli riconducibili
ad organizzazioni dei partiti.
Mi hanno già  detto, autorevolmente, che le “primarie” sono
“un’americanata”.
E’ possibile, ma in mancanza di procedure certe nella scelta dei
candidati, non esistendo più i Partiti di massa, che fare?
Non si può riproporre il “metodo” 1995 e 1996 in cui pochi intimi (le
oligarchie appunto) hanno imposto (questa è la parola corretta) Sindaci e
Parlamentari in conformità  ad una valutazione che dire personale è poco
ed esclusivamente propagandando il criterio del nuovo che avanza.
Il ragionamento è stato, allora, banalmente cinico: tanto votano
(parlando di noi) anche gli sconosciuti o quelli che non apprezzano. Non
vorranno (gli elettori, sempre noi) per caso premiare lo schieramento
avverso?
Quanti hanno al fine baciato il rospo! E quanti hanno detto: è l’ultima
volta!
Formalizzare una procedura in cui gli elettori partecipano concretamente
alla scelta delle candidature è obbligatorio se si vuole ripristinare
qualche rapporto con le persone chiamate a votare e quello delle
“primarie” è uno dei metodi possibili.
L’alternativa quale sarebbe? Oggi gli organi dirigenti dei Partiti sono o
inesistenti, nel loro funzionamento democratico, o così pletorici da
essere inagibili. Non è così?
Basta parlare con qualche dirigente di qualsiasi Partito per avere la
conferma di quanto si sostiene. In realtà  i Partiti come partecipazione
di massa alla vita politica sono scomparsi, sono rimasti tutti i peggiori
difetti della cosi detta partitocrazia.
Sarebbe, quindi, un’occasione persa se, questa tornata elettorale, non
fosse colta dalle forze politiche per cercare un nuovo rapporto con gli
elettori e questo non solo discutendo priorità  e programmi di governo, ma
anche chiamandoli ad una partecipazione formale alla scelta dei
candidati.
Il quadro democratico non un gran che. La crisi della politica si
trascina di giorno in giorno, d’anno in anno, il vuoto di politica è
riempito da quel senso di precarietà  e d’incertezza in cui poi
s’inserisce la sfiducia nella democrazia come forma alta di governo delle
cose.
La nostra comunità  subisce, in tante forme, una crisi d’identità  molto
seria e sarebbe certo ingeneroso attribuire all’attuale classe dirigente
le ragioni di fondo di questa crisi. Ma questo pazientissimo popolo
perugino ed umbro ha diritto di avere efficaci amministratori. Dal 1995
al 1999 questo, non in tutti i casi sicuramente, non è stato.
Molti degli attuali Sindaci o Assessori non hanno provocato la crisi (nè
il terremoto), ma certo non hanno fatto molto per invertire la tendenza
negativa.
Nazione 12 gennaio 1999

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