Presto per esserne sicuri ma l’impressione diffusa tra il popolo è che la stagione delle carriere infinite sia giunta al termine. L’affermazione di Renzi in Umbria è, in ordine di tempo, l’ultimo campanello di allarme per il ceto politico in campo da decadi. Ciò non riguarda soltanto gli uomini e le donne del centrosinistra. Anche per i berlusconiani l’allarme è di quelli seri. Non è che a quella latitudine le lotte per gli strapuntini e le poltrone non siano state in questi anni un pranzo di gala. Sarà  la crisi economica che rende tutto più urgente o saranno le cialtronerie di una parte importante della classe politica ma il risultato è chiarissimo: la nuova stagione politica dovrà  avere altri protagonisti. Il sindaco di Firenze e i suoi spin doctor hanno capito che la “rottamazione” può essere anche una semplificazione, ma porta molti consensi. Difficile pensare che siano le idee programmatiche di Renzi che ne hanno determinato il successo in Umbria e in Italia. Sponsorizzato in molte forme da molti ambienti, ha però messo in campo proposte troppo sommarie e contraddittorie. Soltanto una chiara e popolare. Appunto quella che riguarda il ridimensionamento di chi ha svolto una lunga carriera politica, oltre a quelle concernenti i costi della politica. La cecità  della classe politica rispetto ai privilegi e al numero dei parlamentari o della bulimia istituzionale, è stata così grave da aprire a Renzi e per altro verso a Grillo, un’autostrada. L’antipolitica deve molto, quasi tutto, alla cattiva politica di questi anni. Renzi non è certo l’antipolitica. L’aver colto il ritardo del centrosinistra nel costruire percorsi di’innovazione nella formazione dei gruppi dirigenti politici e amministrativi e su questo innescare la polemica sulla rottamazione, ha consentito al sindaco di Firenze di divenire il simbolo del “nuovo che avanza”. In un’altra lontana stagione fu Occhetto a lanciare l’idea della rivoluzione copernicana che avrebbe consentito il rinnovamento della politica. Con la scomparsa dei partiti di massa si aprì una stagione in cui invece del nuovo dell’occhettismo, prevalse il nuovo del berlusconismo. Di quella novità  ne porteremo i segni ancora per molti anni. Auguriamoci che “il nuovo che avanza” impersonato dal sindaco abbia miglior fortuna. Sgradevole comunque quanto sta succedendo per il ballottaggio di oggi. La pretesa dei renziani di modificare le regole scritte in nome del libero voto è inaccettabile. E’ noto che siamo il Paese dove spesso vince il furbetto che sistematicamente evita il rispetto delle regole. Da chi ambisce a guidarlo pretenderemmo un messaggio diverso. Rottamiamo anche le cialtronate per favore. Nella vita ho conosciuto diversi innovatori. La loro età  non era sempre influente sulle capacità  di cambiare lo stato delle cose esistente. Tutti però avevano ben chiaro che innovare era possibile soltanto sperimentando nuove energie guardando fuori dagli apparati e di là  delle strutture consolidate di partito o delle organizzazioni di massa. Giustamente è stato riconosciuto al PD il merito di aver voluto le primarie come strumento di partecipazione popolare nella scelta del candidato a primo ministro del centrosinistra. Il fatto che oltre tre milioni di cittadini hanno partecipato al voto in una situazione politica come l’attuale è di per se un grande risultato. Più complesso valutare se questo metodo favorisce una politica diversa da quella di un ventennio di partiti personali. Il danno prodotto alla democrazia italiana da quest’organizzazione della politica è stato gravissimo. La nostra è una democrazia malata che ha bisogno della partecipazione popolare per impedirne il tracollo. Ogni mezzo va considerato positivamente se l’obiettivo è di tornare alla democrazia prevista dalla carta costituzionale. E se è di grande significato la partecipazione alle primarie del centrosinistra, rilevante è il fiorire d’incontri, dibattiti, elaborazioni di forze moderate o dei cento movimenti della sinistra esterna al centrosinistra. Tutti i tentativi di riaggregare forze su programmi chiari e con proposte volte a salvare l’Italia dal declino servono a ridare fiducia a un popolo annichilito da una crisi che sembra senza fine. Forze moderate, forze del centrosinistra o della sinistra sparsa ci provano con idee e mezzi diversi. La destra è annichilita e imballata dal suo Capo. Berlusconi ha deciso. Dopo mesi di gravi pensamenti il presidente ritrovato del Milan ha deciso che i candidati al parlamento li vuole scegliere lui come le formazioni della sua squadra di calcio. Uno a uno. Sembrerebbe così saltare anche la riforma elettorale. Voteremo con il “porcellum”? Poveri cristi questi del PDL che si erano preparati a una bella giornata di primarie raccogliendo firme per presentare le candidature. Berlusconi ha fatto dimettere l’amministratore del PDL e annunciato che i soldi per le primarie lui non li mette. Poi il prode Angelino ha sospeso le primarie. Il Cavaliere ha poi ordinato a chi contrattava la riforma della legge elettorale di sospendere ogni incontro. Nel PDL il dissenso non rientra nelle possibilità  e così, niente riforma. Saremo chiamati a votare senza poter scegliere il nostro parlamentare. I sondaggi non sono favorevoli al centrodestra, probabile una vittoria del centrosinistra, ma l’obiettivo di Berlusconi è una sorta di “muoia Sansone con tutti i Filistei”. Povera Italia. Costretta da vent’anni a dipendere dal desiderio di Berlusconi di salvaguardare la sua persona e i suoi interessi, rischia di eleggere un Parlamento ingovernabile. Vergogna è l’unica conclusione adeguata.
Corriere dell’Umbria 2 dicembre 2012

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