Il personaggio continua a meravigliare. Dopo le lunghe vacanze in
Sardegna, Silvio Berlusconi ha mutato il suo modo di apparire.
Parla poco, nessuna barzelletta in pubblico per accreditare
l’immagine di uno statista lontano dalle miserie della politicapoliticante.
Non è andato ancora negli spogliatoi del Milan a
rimbrottare Ancellotti e non insulta più i propri avversari.
Certo ogni tanto qualche battuta scappa. Il meglio continua a
darlo quando è all’estero. In Libia il nostro dichiara che
Gheddafi è un leader di libertà  e non più l’imperatore di una
degli stati canaglia. Apprendiamo che nella lunga lista degli
amici importanti, dopo Bush, Blair e Putin è stato aggiunto anche
il colonnello. Ci sarebbe da dire rispetto alle qualità  delle
libertà  e della democrazia libica, ma si tratta di un amico e ci
vuole comprensione.
Nel complesso, il cavaliere, è divenuto meno ciarliero e l’astio
contro la sinistra è andato sottotraccia. E’ diventato un buonista
ed è meno giocoso. Perchè? E’ vero che la situazione del Paese
sconsiglia facili entusiasmi e che i miracoli non sempre riescono,
ma la questione sembra più complessa.
Gli esperti dicono che il capo di Forza Italia è stato consigliato
di apparire in televisione il meno possibile e di evitare
l’umorismo da caserma: il troppo struppia, si dice a Perugia.
Il pessimo risultato elettorale del maggio scorso ha indotto gli
spin doctor del leader di Arcore a mutare strategia nella
comunicazione del prodotto. E la cosa sembra funzionare se diversi
segnali e indagini demoscopiche dimostrerebbero che la spinta
positiva per il centrosinistra si è inceppata. E molti, attoniti,
sospettano un nuovo successo politico per la destra berlusconiana
alle prossime elezioni politiche. L’illusione di un’emancipazione
del centro folliniano dallo strapotere della destra populista ha
ballato una sola estate? Così sembra. In queste settimane i
centristi dell’UDC, si adeguano ai voleri riformatori della Lega e
votano tranquillamente la destrutturazione della Carta
Costituzionale e tutto ciò che rientra nei desiderata del capo
liftato.
La nuova strategia di marketing del polo della destra sembra avere
successo anche per la mancanza di una tattica politica credibile
da parte del centrosinistra.
Dopo le vivaci discussioni estive di cui sono stati protagonisti
Rutelli, Prodi, ed altri c’è stato un altro incontro
chiarificatore. Baci e abbracci, avanti verso la federazione, le
primarie, la lista unica per le regionali. Il chiarimento è durato
lo spazio di un mattino.
Rutelli in una lunga intervista chiarisce meglio il suo pensiero e
si ricomincia daccapo. L’elezioni regionali divengono decisive per
la conferma della leadership di Prodi. La federazione tra SDI, DS
e Margherita va bene ma l’autonomia dei partiti non sì tocca. La
lista unica per le regionali? Vedremo caso per caso. Prodi afferma
che alle “riforme” della destra l’Ulivo non deve nemmeno
aggiungere una virgola, ma modificarle alla radice? Rutelli
afferma che bisogna vedere meglio nel merito.
2
Il presidente dei DS, Massimo D’Alema, denuncia una manovra contro
Prodi e l’Ulivo entra in fibrillazioni ulteriori. Perchè succede
tutto questo? Banale sarebbe pensare che tutto sia dovuto a beghe
personali. E’ vero di pavoni e pavoncelle è pieno lo scenario
politico, ma non basta a motivare questa sorta di follia autodistruttrice
del mondo dei riformisti nostrani. C’è qualcosa di
più. La divaricazione è sulle strategie e sulla visione del
presente e del futuro della democrazia italiana. D’Alema lo spiega
chiaramente. Il suo progetto è quello di consolidare una
democrazia molto semplificata dal sistema maggioritario. Una
democrazia di tipo anglosassone in cui ci sia spazio
esclusivamente per un’alternanza al potere tra un polo
conservatore e un polo riformista. Semplice da dire, difficile da
realizzare in un Paese come l’Italia in cui il senso di
appartenenza ad un partito è molto radicato dalla storia. E
d’altra parte questa forma di democrazia non è diffusissima nel
mondo. Gran parte dei Paesi democratici hanno sistemi politici
incentrati su partiti che si alleano per governare e la stabilità 
degli esecutivi non è affatto minore di quella assicurata dal
maggioritario, mentre è più forte la rappresentanza di istanze
ideali e politiche. O no?
Uno dei problemi fondamentali dell’Italia è certo il
particolarismo e ciò non riguarda solo la politica.
Non si risolve però la questione cercando di mettere nello stesso
partito forze che hanno sensibilità  diverse. E’ immaginabile una
sola organizzazione politica che vede insieme Mastella, Pecoraro
Scanio, Rutelli, D’Alema e Cossutta? Non è miglior cosa cercare di
alleare in un progetto di governo credibile partiti che conservano
una loro identità ? E’ vero che le bandierine di partito e i
“mandarini” irritano molti di chi ha a cuore i destini di un Paese
stremato da pessimi governi e da una classe politica intangibile.
Uno sforzo di aggregazione va certamente operato. Forse se si
evitano forzature organizzative, si otterrebbero migliori
risultati.
Al riguardo, colpisce che l’area riformista ci sta con fatica
provando, mentre il mondo della sinistra più radicale sia
immobilizzato da schemi organizzativi a compartimento stagno senza
che alcuno tenti di mettere insieme le risicate membra.
Anche in Umbria assicurano gli esperti si andrà  alla lista unica
dei riformisti. Le ragioni di ciò non sono chiarissime. Ancora
oggi viene in mente la faccia stravolta di Fabrizio Bracco di
fronte ai risultati umbri delle elezioni europee. Per fortuna il
voto per le amministrative per il centrosinistra umbro fu
radicalmente diverso. E’ vero che per un progetto politico di
valenza strategica si può sacrificare qualche voto. In ogni caso è
consigliabile usare qualche cautela ed avere misura nel rischio.

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