Il Ministro Siniscalco è persona cortese che non usa, come il
Dottor Tremonti, la clava per imporre le sue convinzioni
economiche. E le buone maniere sembrano tornate di moda dopo che
Berlusconi ha smesso di insultare i suoi avversari politici. Le
buone maniere non risolvono però la sostanza dei problemi.
Nel caso della finanziaria votata dal governo per il 2005, la
realtà  è questa: si tratta di un provvedimento che inciderà 
pesantemente sulle condizioni di vita di gran parte del popolo
italiano. I sacrifici non serviranno affatto a rilanciare
l’economia italiana.
E’ vero che Berlusconi continua a promettere di tagliare le tasse,
ma per intanto chi pagherà  per i tagli alla spesa pubblica
contenuti nel provvedimento? Da dove arriveranno i 7 miliardi di
Euro di maggiori entrate? Non saranno forse i ceti medi e la
povera gente quelli colpiti ancora una volta dalle scelte del
governo? Dire il contrario è mistificare.
L’operazione è semplice: si è spostato il fronte del conflitto dal
centro alla periferia. Traduzione. Il ridimensionamento dei
trasferimenti dallo Stato alle amministrazioni locali (regioni,
comuni, province) obbligherà  sindaci e presidenti o a tagliare le
spese sociali (sanità , assistenza, ecc.) o ad aumentare la
pressione fiscale locale. Aumenteranno le tariffe dei servizi
pubblici. Con la rivalutazione degli estimi catastali aumenteranno
le tasse sulla casa. Saranno reintrodotti i ticket, aumenterà 
l’imposta sulla nettezza urbana, ecc.ecc. Volete il federalismo
fiscale? Ecco un’anticipazione dell’Italia federale in costruzione.
Le organizzazioni sociali, sindacati e confindustria, hanno
espresso con motivazioni diverse, ma non conflittuali, un giudizio
negativo sul provvedimento governativo. Dicono che la situazione
del Paese è tale da richiedere scelte radicalmente diverse da
quelle volute dal governo di centrodestra.
La nostra è ormai da anni una economia bloccata che non trova la
strada per invertire un processo di impoverimento generale delle
famiglie e delle imprese. Il tasso di disoccupazione è superiore
alla media europea, l’economia sommersa ha un’incidenza
formidabile sul PIL. Il sommerso è il motore che copre lo scandalo
dell’endemica evasione fiscale. Argomento questo che non fa più
scandalo e che sembra non interessare più nessuno.
Le indagini statistiche dimostrano che la distribuzione del
reddito in Italia è andata via, via peggiorando per tutti quelli
che vivono del proprio lavoro. Oggi siamo la nazione europea a più
alta concentrazione del reddito e della ricchezza. Non è un bel
record. Le disuguaglianze sociali si sono aggravate mentre la
crisi del welfare ha raggiunto dimensioni tali da incidere
pesantemente sulla qualità  di tutti i servizi al cittadino. Ogni
anno aumenta ad esempio la partecipazione dei malati alla spesa
per le proprie cure. A poco a poco l’intervento pubblico si
ridimensiona in tutti i settori senza che le privatizzazioni
stimolino una qualche forma di ripresa economica.
Una pessima situazione che si aggrava anche per la debolezza
programmatica del centrosinistra. Non si sono fatti passi in
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avanti nel formulare idee e progetti concretamente alternativi
alla linea di politica economica della destra.
Autorevoli rappresentanti dei riformisti continuano a sostenere
che una volta al governo, il centrosinistra dovrà  in economia fare
le cose che Berlusconi ha detto di voler fare e non ha fatto.
Esemplare da questo punto di vista il dibattito che “Il
Riformista” ha aperto sia sulle questioni programmatiche sia sulla
classe dirigente espressa dai riformisti.
Sembra di sognare eppure ancora oggi l’argomento al centro della
discussione nell’Ulivo è la forma organizzativa da dare
all’opposizione e se Prodi è o no il leader adatto a vincere la
sfida con Berlusconi.
Sembra prendere forza l’ipotesi di una federazione tra i partiti
del “listone” ma lo sbocco di questa scelta è diversificato
all’interno dei singoli partiti e tra i partiti del centrosinistra.
D’Alema e la maggioranza dei DS sostiene l’esigenza della
formazione di un nuovo partito: il partito dei riformisti. La
minoranza diessina vorrebbe sì un nuovo partito, ma vicino
all’esperienza delle socialdemocrazie europee. Rutelli sogna una
Margherita fulcro di un centro così forte da determinare le
politiche del centrosinistra.
La discussione si trascina ormai da un decennio e i punti risolti
sono pochissimi. Si apre la stagione dei congressi per molti dei
partiti del centrosinistra e forse qualcosa si chiarirà . Certo il
pessimismo ha qualche ragion d’essere visto che i protagonisti
sono gli stessi di sempre e considerando quanto i personalismi
pesino in tutte le vicende politiche. A volte si ha l’impressione
che le lotte intestine al “quartier generale” nascano da antiche
rivalità  che poco hanno a che fare con l’interesse del Paese.
Anche se molti si reputano grandi statisti prevale la stizza
dell’uno contro l’altro a prescindere dal merito delle cose.
Comunque qualche barlume di spirito critico rispetto alle scelte
passate comincia ad affiorare anche in leader inossidabili. Più di
uno ormai ritiene sbagliate alcune scelte fondamentali degli anni
trascorsi.
Il federalismo alla Bassanini o la negazione ideologica di ogni
intervento pubblico nella gestione del paese, stanno passando di
moda e si ricomincia a ragionare a partire dal fallimento in tutto
il mondo del modello liberista che tanto ha affascinato i nostri
stagionati eroi.

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